La Dieta Mediterranea

a cura del Dott. Giuseppe Porciello

 

Il termine dieta deriva dal latino diaeta, che a sua volta deriva dal greco δίαιτα,e vuol dire "modo di vivere"; essa non rappresenta esclusivamente la privazione o l'astinenza temporanea dal cibo, ma indica il metodo abituale di alimentazione di una persona, di un gruppo, di una popolazione in un certo periodo.

Il modello nutrizionale ispirato alle tradizioni alimentari e culturali di alcuni paesi del bacino del Mediterraneo, quali l'Italia, la Grecia, la Spagna ed il Marocco, è definito Dieta Mediterranea. Il V Comitato Intergovernativo dell'UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), riunitosi a Nairobi (Kenya) dal 15 al 19 novembre 2010, martedì 16 novembre ha proclamato la Dieta Mediterranea "Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità’" riconoscendo tale patrimonio ad Italia, Spagna, Grecia e Marocco e iscrivendo dunque la DM nella lista dei patrimoni UNESCO. La prestigiosa lista, che raccoglie gli elementi del patrimonio culturale immateriale considerati rappresentativi dell’umanità, constava di 166 elementi (tra cui il tango argentino e la calligrafia cinese) di cui due italiani: l’Opera dei Pupi siciliana e il Canto a tenore sardo. La Dieta Mediterranea si va perciò ad aggiungere come terzo elemento italiano agli altri due (1). Uno studio della FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) ha dimostrato che negli ultimi decenni la dieta mediterranea è stata abbandonata e dal 1962 al 2002, in quindici paesi europei esaminati, l’apporto calorico giornaliero è aumentato di circa il 20 per cento, passando da 2960 kcal a 3340 kcal. In Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta e Italia l’apporto calorico giornaliero è aumentato addirittura del 30 per cento, con effetti sul piano dell’obesità e della salute. Ergo, le regioni del Mediterraneo stanno attraversando una "transizione nutrizionale" che le sta allontanando dalla loro antica dieta, a lungo considerata un modello per una vita sana e per sistemi alimentari sostenibili, in grado di preservare l'ambiente e favorire i produttori locali (2).

Con il termine dieta mediterranea però, non si indica solamente un modello alimentare, ma uno Stile di Vita;  alla base di tale modello vi è la condivisione:  mangiare insieme è il fondamento dell'identità culturale e la continuità delle comunità in tutto il bacino del Mediterraneo.  Si tratta di un momento di scambio sociale e della comunicazione, affermazione e rinnovamento della famiglia, gruppo o identità della comunità. La dieta mediterranea sottolinea i valori di ospitalità, vicinato, convivialità, il dialogo interculturale e la creatività, e un modo di vita guidata dal rispetto per la diversità. Essa svolge un ruolo fondamentale negli spazi culturali, nelle feste e celebrazioni, che riunisce persone di ogni età, condizione e classe sociale (3).

Quando nasce la Dieta Mediterranea?

Tutto ha origine in un territorio molto vasto, dove si affacciano diversi paesi e numerose culture: il bacino del Mediterraneo, considerato storicamente "La culla della società". In questi territori sono nate civiltà importantissime come quella Egiziana, Fenicia, Babilonese, Sumera, Persiana; da quel momento, il Mediterraneo è diventato il luogo di incontro di persone che hanno continuamente modificato culture, costumi, lingue, religioni e stili di vita. Lo scontro e l'incontro di queste culture ha prodotto inoltre l'integrazione parziale delle abitudini alimentari.

La Dieta Mediterranea affonda le sue radici già nel lontano Medioevo, dove sull'antico modello Romano e prima ancora Greco, venivano abitualmente utilizzati prodotti come pane, vino ed olio, simboli della cultura agricola, accompagnati da formaggi di pecora, verdure (porri, malva, lattuga, radicchio, funghi) e una forte preferenza del pesce e frutti di mare rispetto alla carne, che veniva consumata pochissimo. Tuttavia questa cultura alimentare si scontrò e si miscelò ben presto con la cultura dei popoli Germanici, principalmente cacciatori e abitanti delle foreste, mangiatori di carne di suino e produttori di birra, con i pochi cereali che coltivavano. Gli elementi chiavi della DM, ovvero il pane, il vino e l'olio furono esportati nelle regione dell'Europa Settentrionale dagli ordini monastici che al tempo migravano per evangelizzare nuovi territori. Oltre all'incontro tra le due culture, quella Romana e quella dei paesi Germanici, ci fu una terza contaminazione, ovvero quella dei paesi arabi, che avevano sviluppato una propria cultura alimentare sulle sponde del Mediterraneo. L'utilizzo di prodotti diversi in agricoltura generò un forte rinnovamento del settore e una forte influenza sul modello alimentare: l'uso di prodotti da coltivazione come canna da zucchero, riso, melanzane, spezie e agrumi erano prima dell'influenza araba, un cibo riservato alle classi più abbienti. Dunque la cultura Islamica partecipa al rinnovamento culturale del Mediterraneo che Roma aveva iniziato, e fornisce un grosso contributo nel nuovo modello culinario nascente. Uno degli eventi cardine nel rinnovamento culturale mediterraneo che ha influenzato il modello alimentare della DM, è stata la scoperta dell'America, che ha portato in Europa "nuovi" prodotti: le patate, il mais, i peperoni, il peperoncino, diverse varietà di fagioli e dulcis in fundo, il pomodoro, destinato più tardi a diventare il simbolo della Dieta Mediterranea. 

Il lungo percorso storico che va dagli Egizi fino alla scoperta dell'America ha portato all'introduzione di nuovi alimenti e nuove modalità di alimentazione, regalandoci quella che oggi definiamo "Dieta Mediterranea" (4).

Il primo nel 1939 a esporre l’idea di una “dieta mediterranea”, nel senso di regime alimentare semplice e naturale per l’uomo, e quindi anche preventivo, è stato Lorenzo Piroddi (1911-1999). Medico e giovane dietologo, durante la II guerra Mondiale aveva avuto modo di analizzare la relazione alimentazione-patologia confrontando il modo di alimentarsi di tedeschi, americani e italiani, intuendo pur in assenza di conferme scientifiche che l’alimentazione degli italiani portava a una migliore aspettativa di vita (5). Dopo di lui, lo scienziato Ancel Keys (1904-2004) della University of Minnesota School of Power, si fece promotore della correlazione tra patologie cardiovascolari e dieta per la prima volta (6); le prime osservazioni svolte dallo scienziato si basavano sullo Stile di Vita di piccole popolazioni del Italia meridionale, come Nicotera in Calabria e dell'isola di Creta, nei quali l'incidenza delle patologie era bassissima rispetto a famiglie benestanti che vivevano negli Stati Uniti. Keys attribuì la bassa incidenza delle malattie al tipo di alimentazione di queste popolazioni e caratteristico di quell'area geografica. Keys, mosso da questa importante osservazione, iniziò il noto "Seven Countries Studies", un grosso studio basato sulle abitudini alimentari di circa 12.000 persone appartenenti a 7 diversi paesi (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Jugoslavia). Grazie a questo studio, e medianti studi osservazionali trasversali, Keys e i suoi collaboratori hanno potuto dimostrare scientificamente la valenza nutrizionale della dieta mediterranea e il contributo alla salute di quelle popolazioni che l'hanno adottata (7). Dallo studio è infatti emerso, che le popolazioni che hanno adottato questo regime hanno livelli ematici di colesterolo più basso, avendo quindi una percentuale nettamente più basso di rischio di patologie coronariche; tali popolazioni utilizzavano olio d'oliva, pane, pasta, vegetali, verdure diverse, aglio, cipolle rosse, erbe aromatiche ed un basso consumo di carni (8) , rispetto a popolazione come quella Finlandese dove il rischio cardiovascolare era più elevato a causa dell'alto consumo di alimenti ricchi di grassi saturi (es. burro, strutto, carni rosse). Keys si trasferì in Italia, a Pioppi, un villaggio di pescatori del comune di Pollica, dove acquistò una casa in una località marina che sarà da lui battezzata Minnelea, un nome che intendeva essere un omaggio congiunto alla città di Minneapolis e alla vicina polis greca di Elea, nel Cilento, sua terra di adozione. Insieme a lui si stabilirono in quella località alcuni dei suoi amici e collaboratori, come Martti Karvonen, Flaminio Fidanza, Alberto Fidanza, e Jeremiah Stamler. Rimase in quella località per 40 anni, studiando accuratamente l'alimentazione della popolazione locale e giungendo alla conclusione che la dieta mediterranea apportava benefici alla salute. Ancel Keys è stato il modello da cui partire per numerosi ricercatori, che partendo dagli studio osservazionali di Keys hanno studiato e analizzato l'associazione tra la dieta e le malattie croniche.

Molti studi e prove cliniche hanno dimostrato che la dieta mediterranea riduce il rischio di malattie cardiovascolari e sindrome metabolica. Gli studi finora eseguiti hanno dimostrato effetti benefici del regime mediterraneo riguardo i principali fattori di rischio cardiovascolare nell'uomo, in particolare i soggetti sottoposti a tale regime miglioravano i livelli di glucosio plasmatico, la pressione sanguigna, i livelli di HDL ed erano ridotti i livelli di trigliceridi e di proteina C reattiva (9). Anche in soggetti diabetici sembra esserci un miglioramento apportato da tale regime dietetico rispetto ad altri, soprattutto nel prevenire le conseguenze cardiovascolari che un soggetto affetto da diabete potrebbe presentare; studi hanno mostrato una riduzione dei livelli di HbA1c e riduzione dell'insulino-resistenza (10). Un importante e lungo studio è stato il PREDIMED (Prevención con Dieta Mediterránea) ideato per la valutazione degli effetti a lungo termine della dieta mediterranea su soggetti diversi sottoposti a regimi dietetici differenti, due tipi di dieta mediterranea e una dieta di controllo; è stato riscontrato in questi soggetti un miglioramento su profilo lipidico, lipoproteico, sulla pressione arteriosa, infiammazione e stress ossidativo, nonché sull'espressione di geni correlati ad eventi aterogenici e vascolari. Inoltre i risultati hanno dimostrato l'effetto preventivo di una dieta ad alto contenuto di lipidi insaturi e antiossidanti  (11). Tuttavia, la dieta mediterranea non è in grado da sola di produrre i benefici citati, in quanto è necessario modificare o eliminare tutti gli altri fattori di rischio; le principali anomalie cardiovascolari e ischemiche non dipendono solamente dallo scorretto regime dietetico ma anche da altri fattori, come ad esempio la sedentarietà, il fumo, lo stress o la presenza di patologie come l'obesità. Uno studio del 2007 ha dimostrato una riduzione del rischio di mortalità con una corretta attività fisica (12); l'attività fisica aiuta a ridurre fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione, ipertrigliceridemia e insulino-resistenza (13); inoltre, l'esercizio accoppiato ad una corretta alimentazione è in grado di diminuire i livelli ematici di LDL, migliora la funzione miocardica, aumenta la capacità vasodilatatoria, tono muscolare e riduce lo stress infiammatorio (14).

Principali riconoscimenti

Nel 2008, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, riconosce la Dieta Mediterranea come dieta di riferimento biologica. Il 9 maggio 2010 si è svolto il terzo Simposio Internazionale a Nicotera, nella ricorrenza del Cinquantenario del rilevamento dei consumi alimentari del 1960, in quella sede sono stati definiti l'associazione tra il modello alimentare mediterraneo e l'espressione di alcuni geni che controllano l'infiammazione e l'aterosclerosi fornendo le basi con cui la nutrizione molecolare offre una prospettiva efficace d'intervento, definendo l'apporto di nutrienti specifici in base al fabbisogno energetico e al patrimonio genetico individuale. I Congressi Internazionali dedicati all'argomento si sono svolti dal 1996 in Spagna, che ne ha curato anche l'aspetto promozionale. Nel mese di Giugno 2013 la Fondazione Culturale "Paolo di Tarso" idea e realizza il progetto "Dieta Mediterranea - Futuro Alimentare" in collaborazione con la Camera di Commercio di Cosenza, l'Accademia della Dieta Mediterranea di Cosenza, il Movimento per la Dieta Mediterranea, il Cibo Sano e la Salute. Per le sue alte finalità etiche il progetto ha ricevuto l'Adesione del Presidente della Repubblica Italiana e con la direzione dell'Economista Agroalimentare Prof. Fausto Cantarelli, ha diretto la sua attenzione sulla questione economica legata alla Dieta Mediterranea intesa quale modello economico per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia le cui terre sono note per la produzione di Alimenti e Prodotti della Dieta Mediterranea. Gli esiti positivi del citato progetto ha fatto sì che l'UNICAL - Università della Calabria - Di.B.E.S.T. - Dipartimento Biologia, Ecologia e Scienze della Terra, proponesse il Master di primo livello in "Green Economy, Dieta Mediterranea e Sostenibilità Ambientale: Management in Sicurezza, Qualità ed Economia Agroalimentare" attivato con successo il giorno Venerdì 31 gennaio 2014 . Il crescente interesse dovuto alle tante attività su citate e ai risvolti Accademici ha portato la Fondazione "Paolo di Tarso" a istituire il Primo Expo Mondiale della Dieta Mediterranea 2016 che concentrerà le sue attenzioni sul diritto dell'Uomo all'accesso al Cibo Sano. Nel 2012 la Fondazione ITS BACT ha creato e tenuto il 1° evento "Convivio Mediterraneo: rassegna sulla cultura gastronomica della Dieta Mediterranea" a Vico Equense (NA) nel Complesso Monumentale "SS. Trinità e Paradiso", mentre il 2° evento simile è stato svolto a Benevento nella primavera 2014 per il Forum Universale delle Culture nel Chiostro di Santa Sofia (bene UNESCO) (15).

 

Gli alimenti principali

La Dieta Mediterranea prevede un largo consumo di verdure, frutta e proteine vegetali, un consumo medio di cereali integrali e un basso consumo di carne rossa. L'utilizzo regolare di pesce, olio d'oliva e frutta secca rende questo tipo di dieta molto più "grassa" di una qualsiasi altra dieta ottimale per la salute, ma la qualità dei grassi assunta, di prevalenza insaturi, fa si che la DM possa prevenire i disturbi cardiovascolari.

Cereali e tuberi

I cereali sono alla base della DM. Le numerose ricerche svolte e ancora in atto indicano che un regolare consumo di cereali, in maggioranza cereali integrali, riduce il rischio di disturbi cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, alcuni tipi di cancro e patologie del tratto gastrointestinale. La differenza tra cereali integrali e cereali raffinati ha raggiunto una platea molto ampia, ed è argomento oggigiorno molto discusso. Alcuni ricercatori italiani di recente hanno pubblicato un articolo dove si propone di modificare la dicitura dei cereali nella piramide alimentare, poiché la categoria "cereali" è decisamente eterogenea, affermando l'importanza nella scelta dei cereali e soprattutto di quelli integrali, anche se risulta difficile probabilmente per la reperibilità di alcuni alimenti in Italia (16). I cereali integrali contengono tutte le parti del grano (crusca, germe ed endosperma), rispetto a quelli raffinati; sono ricchi di sostanze con benefici riconosciuti per la salute, come le fibre alimentari, gli antiossidanti che includono i composti fenolici, i fitoestrogeni che includono i lignani, le vitamine e i minerali. Il vantaggio nel consumo di cereali integrali è inoltre legato a un maggiore contenuto di acidi grassi essenziali, vitamine del complesso B, vitamina E, Fe, K, Mg, Zn, selenio e altri elementi bioattivi (17). Nel vasto insieme dei cereali fanno parte: pane, pasta, riso, orzo, farro, mais, kamut, avena, e i meno comuni miglio e quinoa. È doveroso comunque porre l'accento che le importanti proprietà benefiche dei cereali, non portano a consigliarne un consumo esorbitante ma sempre proporzionale al bisogno. 

Il tubero più famoso e presente sulle nostre tavole è la patata, anche se è sempre più frequente l'uso di altri tuberi nella cucina moderna, come il topinambur o il sedano rapa, per non parlare della presenza di molte radici nella nostra dieta, come zenzero, rafano e radici di curcuma, da cui si ottiene quest'ultima; questi alimenti sono ricchi in minerali, vitamine e hanno proprietà antinfiammatorie note. La "regina" rimane la patata e le sue diverse varietà; essa infatti rappresenta una buona fonte di energia, fibre, vitamine del gruppo B e potassio. Le patate contengono anche vitamina C. Esse sono ricche di amido, che è rapidamente convertito in glucosio. Le patate sono spesso intese come una verdura, ma hanno proprietà diverse, così sono conteggiati separatamente dall'assunzione di verdura. Da sottolineare che il consumo eccessivo di quest'alimento non apporta un beneficio, siccome l'alto contenuto in amido delle patate e quindi un eccesso di glucosio, è associato al rischio di diabete di tipo 2. Anche per quest'alimento vale il concetto di consumare il prodotto proporzionalmente alla necessità dell'organismo.

Legumi

Le proprietà dei legumi nella dieta sono state oggetto di studio e interesse da tutto il mondo della ricerca e dall'ambito clinico. Essi rappresentano uno dei principali alimenti consumati nelle aree del Mediterraneo, meno frequenti invece nel Nord dell'Europa. I legumi più comuni sono i piselli secchi, i ceci, le fave, i fagioli e le lenticchie, ma rientrano nella famiglia dei legumi anche la soia, arachidi, trifoglio ed erba medica. Gli effetti fisiologici dei diversi legumi variano significativamente in base al diverso contenuto amidaceo, proteico e di phytochemicals (18), che agiscono da protezione verso disturbi e malattie. La concomitante assunzione di cereali e legumi fornisce all'uomo un fabbisogno giornaliero proteico completo e di alto valore biologico, in quanto gli aminoacidi che mancano nei cereali sono presenti nei legumi e viceversa (rispettivamente la lisina per i cereali e la metionina per i legumi); questo aspetto è di fondamentale importanza perchè assumendo questi alimenti, si ottiene nel complesso una quota proteica di valore similare a quella della carne, che a suo sfavore ha però il contenuto elevato in grassi saturi, e quindi in questo modo si può assumere meno carne a favore di legumi e cereali (19). Essi rappresentano una fonte importante di fibra alimentare che di per sé non ha valore nutritivo o energetico (se si eccettua la piccola quantità di energia proveniente dagli acidi grassi a corta catena formatisi per fermentazione nel colon), ma è ugualmente molto importante per la regolazione di diverse funzioni fisiologiche nell'organismo: ritarda lo svuotamento gastrico, facilita il transito del bolo alimentare e l'evacuazione, inoltre aumento il senso di sazietà e regola l'assorbimento di nutrienti fondamentali, su tutti il glucosio. I legumi, a differenza dei cereali integrali che contengono fibra insolubile (cellulosa, lignina), contengono fibra solubile (pectine, gomme) (19).

Frutta e verdura

Il consumo di frutta e verdura giornaliero può indurre un beneficio all'organismo, soprattutto il consumo di frutta e verdura stagionale e più fresca possibile. Un ruolo essenziale è anche quello del sole, poichè i vegetali sottoposti al calore del sole e non cresciuti in serra, presentano un quantitativo maggiore di sostanze nutritive e vitamine, senza una grossa richiesta di pesticidi, che possono fungere da forte interferenti nell'organismo (4). I motivi per cui si consigliano più porzioni di frutta e verdura al giorno sono molteplici: sono regolatori del bilancio idrico per il loro notevole apporto di acqua; hanno una quantità rilevante di fibra alimentare; hanno un contenuto calorico molto basso e hanno un ruolo preventivo nei confronti di patologie come l'obesità; sono ricchi di vitamine come la A, presente soprattutto in pomodori, peperoni, carote, melone e albicocche, e la C, presente in pomodori, fragole, agrumi e kiwi; sono ricche in minerali, come ad esempio il potassio, selenio e zinco; presentano numerose sostanze con ruolo antiossidante, cioè carotenoidi, tocoferoli e composti fenolici. Tra le verdure le crucifere ricoprono un ruolo essenziale, in quanto alcune sostanze presenti in quest'ultime sono state studiate riguardo ai loro potenziali effetti di prevenzione nei confronti del cancro. Ad esempio, diverse classi di composti solforati facilitano a livello cellulare l’eliminazione di sostanze cancerogene: tra queste gli isotiocianati e i ditioltioni, di cui sono ricche le verdure della famiglia delle crucifere come broccolo, cavolfiore, cavolo, e gli allisolfuri di cui è ricco l’aglio. Finora nessuno studio ha dimostrato che la somministrazione dei singoli componenti sotto forma di integratori possa dare gli stessi effetti benefici che sono associati all’ingestione di frutta e vegetali. Si ipotizza che tali effetti siano dovuti soprattutto all’azione sinergica di molteplici costituenti, che sembra venir meno nel momento in cui tali composti vengono a essere ingeritisingolarmente e in forma relativamente concentrata (integratori)(4,19). A differenza della verdura, la frutta presenta un contributo glucidico più consistente, in particolare sono più abbondanti di zuccheri semplici sottoforma di glucosio e fruttosio.

Latte e prodotti lattiero-caseari

La principale funzione di questi alimenti è fornire calcio, in forma altamente biodisponibile, cioè facilmente utilizzabile da chi l'assume. Oltre al latte parzialmente scremato o comunque a basso contenuto di grassi, in questa categoria sono da prediligere formaggi e latticini magri. Oltre al calcio questi alimenti presentano altre sostanze, come le proteine: la più rappresentata è la caseina, alla base della preparazione dei formaggi, e la lattoalbumina. Altre sostanze presenti sono le vitamine, in particolare vitamine del gruppo B ed A, e i sali minerali. Una valida alternativa al latte è rappresentata, oltre che dai formaggi, dallo yogurt, attualmente in commercio in diverse modalità e sapori. La deficienza di lattasi nell'uomo può generare la classica intolleranza al lattosio, con diversi sintomi soprattutto a livello gastrointestinale; attualmente in commercio sono presenti prodotti privi dello zucchero (lattosio) in modo da permettere l'utilizzo del latte a persone intolleranti. Infine è doveroso sottolineare che alcuni prodotto lattiero-casearii, quali latte intero, panna, burro e formaggi, presentano un contenuto elevato in acidi grassi saturi, noti per favorire l'innalzamento del colesterolo nel flusso ematico (19).

Carne, Uova e Pesce

La carne è un alimento che conferisce a chi ne consuma, un elevato quantitativo di proteine ad alto valore biologico, in altre parole presenta gli aminoacidi essenziali necessari alla sintesi proteica in quantità ottimali. La carne contiene anche una buona percentuale di vitamine del complesso B ed elementi in traccia, quali il ferro, rame e zinco. L'uovo (comunemente le più usate sono quelle di gallina) sono un alimento altamente proteico, soprattutto nella sua parte "bianca" definita albume, composta da acqua e proteine, mentre la parte "rossa" è il tuorlo, composta oltre che da proteine e acqua, anche dai grassi. Inoltre le uova sono ricche di vitamina A, riboflavina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12, colina, ferro, calcio, fosforo e potassio; la colina in particolare è un nutriente importante per lo sviluppo cerebrale. Il consumo di pesce è altamente consigliato, in particolare il pesce cosiddetto "povero": pesce azzurro, orate, spigole, polpi preferiti a tonno e pesce spada; il pesce è una fonte di omega-3, un acido grasso essenziale, insaturo, che non fa innalzare il livello di colesterolo nel sangue e di trigliceridi, nonché diminuisce la capacità di aggregazione piastrinica, evitando il rischio trombotico e proteggendo l'organismo da rischi cardiovascolari. Il consumo del pesce ha plasmato la cultura e lo stile dei paesi affacciati sul Mediterraneo; il consumo di quest'ultimo va preferito a quello della carne, anche per la minore assunzione con il pesce di grassi saturi; in particolare tra le carni prediligere quelle magre e bianche rispetto a quelle rosse, che devono avere una frequenza di consumo mensile. Per le uova è preferibile un consumo settimanale, un massimo di 3-4 uova a settimana (4,19).

Grassi e oli da condimento

Questa categoria comprende oli di origine vegetale, tra cui l'olio di oliva, e grassi di origine animale, come il burro e la margarina, oppure lo strutto. Gli oli e i grassi sono necessari a esaltare il sapore dei nostri alimenti, ma forniscono anche acidi grassi essenziali e vitamine liposolubili, utili per la formazione delle membrane cellulari (4). Quali sono i grassi da prediligere e per quale motivo? I grassi di origine animale sono altamente calorici e sono correlati al rischio di sviluppare obesità e altre patologie connesse, dunque è altamente sconsigliato l'eccesso (20). Per quanto riguarda invece gli oli vegetali, l'uso abituale è preventivo per alcune patologie: l'olio di oliva è considerato uno degli alimenti chiave nella dieta mediterranea, che contribuisce a prevenire da disturbi cardiovascolari, con attività anti-trombotiche e anti-infiammatorie (21) proprie delle sostanze fenoliche e antiossidanti contenute in esso; esso contiene acidi grassi monoinsaturi, tra questi l'acido oleico, che abbassa nel sangue il livello di LDL e VLDL, che trasportano in gran parte il cosiddetto "colesterolo cattivo", che può depositarsi nelle arterie generando fenomeni infiammatori e aterogenici; inoltre può aumentare il livello di altre lipoproteine, le HDL, che operano proprio per eliminare il colesterolo dalle arterie ripulendole (19), da qui il ruolo dell'olio di "spazzino delle arterie". Gli oli di semi, utilizzati molto spesso nelle fritture dei cibi, sono invece ricchi di omega-6, anch'essi impegnati nell'azione di riduzione di LDL e VLDL. In alcuni prodotti ricavati da animali, o sottoposti a trasformazioni industriali, come le margarine, sono presenti acidi grassi trans, dannosi per la salute poichè innalzano il livello di colesterolo cattivo nel sangue, per questo è sconsigliabile l'uso di questi condimenti, come anche dell'olio di palma e cocco, ricchi in acidi grassi saturi (19). Si può concludere che l'utilizzo di olio extravergine di oliva a crudo come condimento è, oltre che un esaltazione di sapore per l'alimento, un forte aiuto per la prevenzione della propria salute. Nell'olio inoltre sono presenti importanti antiossidanti, tra cui l'oleuropeina , polifenolo estere dell'idrossitirosolo responsabile assieme all'oleocantale del sapore amaro dell'olio extravergine d'oliva, con capacità antiossidanti, anti-infiammatorie, anti-aterogeniche e anti-tumorali (22). Inoltre studi su animali hanno dimostrato il suo effetto di riduzione dello stress ossidativo causato dal fumo (23) .

 Vino

Il vino rappresenta culturalmente la bevanda simbolo della Dieta Mediterranea, sia per il suo ruolo come veicolo di convivialità, oltre che per le sue proprietà salutistiche. Oltre ad acqua e alcol etilico, il vino presenta sostanze che dal punto di vista della salute hanno un effetto positivo, quali polifenoli e antocianine. Tra questi c'è il resveratrolo, polifenolo contenuto in uva, frutti di bosco e per l'appunto, il vino rosso. In alcune ricerche su animali, è stato dimostrato che il resveratrolo, composto chimico presente nel vino rosso, ha proprietà protettive per il sistema circolatorio e verso gli agenti esterni (24). Il vino però contiene anche alcol, per questo il consumo non deve essere eccessivo, in quanto l'alcol ha effetti dannosi su sistema nervoso e organismo in generale. Il famoso detto "vino rosso fa buon sangue" è in realtà una falsa credenza perchè il vino può anche essere responsabile di varie forme anemiche e aumentare i grassi presenti nel sangue (19). Il consumo di bevande alcoliche a bassa gradazione deve essere controllato, moderato e regolare, perchè in questo modo può avere un effetto positivo sull'incidenza di alcune patologie croniche senza esporre l'organismo a concentrazioni di etanolo eccessive.

 

Ancora oggi, nel 2015 e alle porte del 2016, la Dieta Mediterranea riceve consensi e pareri positivi da ogni settore,culinario, gastronomico, culturale e non ultimo medico e scientifico. La divulgazione e la promozione di uno Stile di Vita qualitativamente alto non può non camminare sullo stesso binario della corretta alimentazione di tipo mediterraneo. All'Expo di Milano nel mese di Ottobre, quasi a conclusione dell'esposizione mondiale, diversi rappresentanti centenari della regione Campania, più nello specifico cilentani, sono stati accolti come ambasciatori e testimoni della dottrina iniziata da Keys e portata avanti ancora oggi da quest'ultimi e da tutti gli abitanti delle terre del Mediterraneo, tenendo alto il nome della Dieta Mediterranea e del corretto stile di vita.

 

 

1,3. Fonte UNESCO (www.unesco.it) 

2. Fonte FAO (www.fao.org)

4. The Mediterranean Diet: A History of Health - Altomare et al. / May 2013

5. Criticità nella gestione della dieta mediterranea, Lucchin L.,  Adi Rivista scient. Assoc. It. Dietetica e Nutr. Clin., 4, dic. 2011, 274-275

6 How to Eat Well and Stay Well, the Mediterranean Way. Keys AB, Keys M.  New York: Doubleday; 1975.

7 "Seven countries: a multivariateanalysis of death and coronary heart disease”. Keys AB.  Cambridge: Mass Harvard University Press; 1980 8 Comparison of multivariate predictive power of major risk factors for coronary heart diseases in different countries: results from eight nations of the Seven Countries Study, 25-year follow-up. Menotti et al.

9 Effects of a Mediterranean-style diet on cardiovascular risk factors: a randomized trial. Estruch R. 2006 Jul 4

10 Effect of Mediterranean Diet in Diabetes Control and Cardiovascular Risk Modification: A Systematic Review. Sleiman et al. 2015

11 Mediterranean Diet and Cardiovascular Health: Teachings of the PREDIMED Study. 

12 Physical activity recommendations and decreased risk of mortality. Leitzmann MF et al.

13 The effects of changes in physical activity on major cardiovascular risk factors, hemodynamics, sympathetic function, and glucose utilization in man: a controlled study of four levels of activity. Jennings G et al.

14 Effect of exercise training on plasma levels of C-reactive protein in healthy adults: the HERITAGE Family Study. Lakka TA et al.

15 Fonte Wikipedia IT

16 Mediterranean Diet Pyramid: A Proposal for Italian People. Annunziata D’Alessandro,* and Giovanni De Pergola 

17 Slavin J (2004) Whole grains and human health. Nutr Res Rev 17, 99–110

18 Nutritional quality of legumes, and their role in cardiometabolic risk prevention: a review. Bouchenak M, Lamri-Senhadji M. J Med Food. 2013 Mar;16(3):185-98. doi: 10.1089/jmf.2011.0238. Epub 2013 Feb 11.

19  Linee guida per una Sana Alimentazione Italiana (2003). Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN)

20 Saturated fats: what dietary intake? German JB, Dillard CJ.  Am J Clin Nutr. 2004;80(3):550–559.

21 Biological properties of olive oil phytochemicals. Visioli F, Galli C. Crit Rev Food Sci Nutr.2002;42(3):209–221.

22. Effects of the Olive-Derived Polyphenol Oleuropein on Human Health Int J Mol Sci. 2014 Oct; 15(10): 18508–18524.

23. Olive phenol hydroxytyrosol prevents passive smoking-induced oxidative stress in Circulation, Visioli F, Galli C, Plasmati E, et al., vol. 102, nº 18, 2000, pp. 2169–71,

24 Effect of resveratrol, a natural polyphenolic compound, on platelet activation induced by endotoxin or thrombin. Beata Olas, Barbara Wachowicz, Joanna Saluk-Juszczak and Tomasz Zieliński,